DIPARTIMENTO NAZIONALE UN.I.COOP. SOCIALE
Il Presidente
Roma, 8 giugno 2009
Cari amici,oggi, il Presidente del Dipartimento Nazionale UN.I.COOP. sociale si presenta ufficialmente ai propri soci per iniziare a ragionare insieme sui temi che ci stanno a cuore, in particolare sul contributo che le imprese sociali possono portare al miglioramento della qualità della vita nelle comunità locali.
Giova, però, ricordare anzitutto che dal 12 gennaio 2009 è in vigore il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i lavoratori e le lavoratrici del nostro Dipartimento per gli anni 2009-2011, che s'inserisce in un quadro generale di sviluppo dell’organizzazione dei servizi privati.
La cooperazione sociale che è stata il soggetto più innovativo delle politiche attive del lavoro, almeno fino alla metà degli anni novanta, inventando ciò che prima non c’era: l’inserimento lavorativo, è apparsa incapace di saper leggere i nuovi bisogni e di essere in grado di immaginare risposte efficaci e sostenibili dal punto di vista imprenditoriale: mi riferisco, in particolare, alla (colpevole) scarsa attenzione prestata ai servizi domiciliari rivolti a persone non autosufficienti.
Il progressivo invecchiamento della popolazione, con costi rilevanti d'interventi sul versante sociale che sanitario, finora non valutato in maniera adeguata e concreta nemmeno dallo Stato, sta facendo crescere oltre misura la spesa sanitaria e richiede nuove modalità d' intervento. L’età media della vita, infatti, è destinata progressivamente ad aumentare, per cui le previsioni dicono che nel 2030 i cittadini con oltre 65 anni costituiranno il 27% della popolazione.
Questo significa inevitabilmente un aumento della “fetta” di persone che per patologie degenerative legate all’età, totalmente e in parte, non saranno più in grado di accudire se stessi; da ciò deriva un “carico” economico, sociale e di assistenza sulle famiglie (non tutte in grado di rispondere a questa richiesta) e quindi sullo Stato. In questo campo s'impongono, quindi, scelte secondo un nuovo modello di Welfare-State che proponga soluzioni direttamente alle persone e alle famiglie di riferimento.In prima istanza, e anche per un aspetto umano e psicologico non secondario, l’anziano (e anche il disabile) non autosufficiente deve rimanere assistito nel proprio domicilio (e non come il più delle volte impropriamente in ospedale) con un'assistenza domiciliare integrata socio-sanitaria globale o, in seconda istanza, in RSA da realizzare in un tempo relativamente breve nel territorio di residenza con un numero di posti letto in proporzione alle esigenze quantificabili sulla base d'indagini epidemiologiche.
Con Decreto 6 agosto 2008 sono state anche assegnate alle regioni le risorse per il Fondo per le Non Autosufficienze. Si tratta di 300 milioni di euro per il 2008 e di 400 milioni per il 2009 da ripartire sulla base d'indicatori della domanda potenziale di servizi per la non autosufficienza e finalizzati alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell’assistenza socio sanitaria, in aggiunta alle risorse già destinate a tali prestazioni da parte delle autonomie locali.
In questo settore la cooperazione sociale deve puntare a svolgere, senza ulteriori ritardi, un ruolo sempre più marcato d'integrazione nella realizzazione dei percorsi di assistenza, in cui i criteri di efficienza e di efficacia dell’azione si coniughino con obiettivi di qualità del servizio e di umanizzazione della prestazione e nel quale la professionalità e la responsabilità nel lavoro degli addetti rappresentano il valore aggiunto, il motore di crescita dell’intero sistema.Ne deriva che la rilevanza professionale degli operatori e la crescita di nuove figure di assistenza, quali ad esempio gli operatori socio sanitari, impongono scelte contrattuali coerenti, capaci di valorizzare lavoro e professionalità, come è stato l’obiettivo del nostro contratto.
IL CCNL, infatti, introduce quegli elementi di novità in grado di promuovere esigenze di qualità, efficacia e massima fruibilità del servizio, in piena consonanza con la crescita organizzativa delle imprese, e la valorizzazione del sapere, dell’impegno e della motivazione degli operatori, attraverso la massima diffusione della formazione continua e dell’aggiornamento professionale, parte essenziale e irrinunciabile della prospettiva della qualificazione dell’intero settore.Il CCNL oltre che rappresentare l’elemento fondamentale di regolazione del mercato dei servizi alla persona, è portatore anche di un importante messaggio di solidarietà sociale, di partecipazione e crescita nel campo dei diritti e dei doveri professionali.Queste le ragioni per le quali il Dipartimento Nazionale Sociale della Unione Italiana Cooperative ha deciso, dopo il I Congresso, tra i primi atti del proprio lavoro di sottoscrivere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Cordialmente,
Dipartimento UN.I.COOP. Sociale
Il Presidente Nazionale
Sergio Ricci